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Abbiamo scelto di intitolare il nostro circolo ad Alfredo Vivian e abbiamo chiesto a Marco Borghi, storico, di tracciarne un profilo biografico.


Alfredo Vivian (1908-1944) – Combattente per la libertà


Alfredo Vivian nasce a Venezia il 29 aprile 1908; fin da giovane aderisce all’organizzazione comunista trovando occupazione come operaio al Cantiere navale Breda di Marghera dal 1930 al 1932.
Spirito e voglia da autodidatta – con passione della storia e una predilezione per Garibaldi, ma anche per la matematica e l’algebra – s’iscrive all’Istituto tecnico “Paolo Sarpi” frequentando con entusiasmo i corsi serali.
Nel 1936, assieme ad altri antifascisti italiani, emigrò clandestinamente in Francia, trasferendosi nel 1937 in Spagna per combattere nelle brigate internazionali contro le truppe di Francisco Franco, passando un anno e mezzo al fronte e negli ospedali per le ferite riportate.
Sconfitta la repubblica spagnola fu internato per 32 mesi in un campo di concentramento francese fino al settembre 1941 quando il governo di Petain lo consegnò alle autorità fasciste italiane che lo condannarono al confino per 5 anni a Ventotene, da dove fu liberato all’indomani del 25 luglio 1943 ritornando a Venezia.
Dopo l’8 settembre 1943, con l’inizio dell’occupazione tedesca e la nascita del fascismo repubblicano, decide di lasciare Venezia, ormai troppo pericolosa, e assieme ai fratelli (alcuni combattenti in Spagna) si rifugia nelle barene vicine alla Riviera del Brenta. Dall’ottobre 1943 entra in clandestinità e si sposta a San Donà di Piave, iniziando ad organizzare le prime squadre partigiane del territorio, non prima di aver compiuto alcune azioni anche in centro storico dove viene incaricato dal Pci di sovrintendere alle nascenti formazioni militari (sarà poi sostituito da Romano Zafalon) costituendo l’intelaiatura della futura Brigata “Biancotto”: da allora sarà conosciuto come “Dante”, nome scelto in ricordo delle letture fatte ai corsi serali.
Nel sandonatese e nella zona del Piave, assieme ad altri compagni, è molto attivo effettuando diverse azioni di sabotaggio alla rete ferroviaria e attentati ai presidi fascisti. Tuttavia la permeabilità e la fragilità della formazione nel gennaio 1944 porta l’ufficio politico della Guardia nazionale repubblicana (Gnr) ad arrestare numerosi componenti, soprattutto comunisti, alcuni dei quali vennero fucilati sulle macerie di Ca’ Giustinian il 28 luglio 1944; successivamente anche Vivian viene arrestato in un luogo di ritrovo ritenuto sicuro. Trasferito a Venezia fu duramente interrogato e seviziato a Ca’ Littoria, sede della Federazione fascista repubblicana e delle Brigate nere; Alfredo Vivian non cedette e, per non compromettere i suoi compagni, raccontò solo episodi che lo coinvolgevano personalmente.
Incarcerato a S.M. Maggiore i familiari chiesero all’avvocato Contursi Lisi (repubblicano e antifascista) consigli e aiuto; Contursi Lisi cercò di adottare una linea difensiva basata sull’infermità mentale, presentando a tale scopo documentazione redatta da uno psichiatra amico. Processato dal Tribunale speciale fu condannato alla pena capitale, ma Contursi Lisi riuscì a rinviare la condanna; il ritrovamento del cadavere di un marinaio tedesco il 2 agosto 1944 (molto probabilmente annegato perché ubriaco) non lo risparmiò dalla rappresaglia nazista del 3 agosto: assieme ad altri 6 prigionieri politici venne fucilato pubblicamente sulla Riva dell’Impero, prima di morire gridò “W l’Italia libera”.
Alla sua memoria la Brigata garibaldina veneziana “Biancotto” dedicò il nome di un battaglione che prese parte alle fasi insurrezionali.

 
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